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Il Museo Lechi a palazzo Tabarino
   
   
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Museo Lechi

 
 
   

La donazione Luigi Lechi
185 opere d’arte tra dipinti disegni e stampe alle quali si aggiungono un importante servizio da tavola composto da un centinaio di delicate porcellane e una biblioteca di circa 1500 volumi di argomento storico-artistico.
Sono questi i numeri della cospicua donazione che il conte e notaio Luigi Lechi destinò al Comune di Montichiari nel maggio 2005 “come gesto istintivo di amore verso l’arte e la cultura”.

Il Museo Lechi
La scomparsa del conte Lechi nel novembre 2010 e il conseguente trasferimento a Montichiari della collezione, ufficialmente dichiarata dallo Stato di “particolare interesse storico e artistico”, ha avviato il lavoro di costituzione di uno specifico museo, intitolato ai fratelli Luigi e Piero Lechi e destinato in futuro a conservare anche la collezione di quest’ultimo composta di altri 65 dipinti di alto livello artistico. Il Museo è ospitato nelle sale di Palazzo Tabarino (ex sede municipale), approntato nel corso del 2009 dopo importanti lavori di riqualificazione e di adeguamento museografico che hanno reso disponibili oltre 1500 metri quadri di superficie espositiva disposta su due piani oltre a spazi specifici per laboratori didattici, biblioteca e archivio.

Luigi Lechi (1926-2010)
Luigi Lechi nasce a Brescia nel 1926, è secondogenito di Fausto Lechi (1892-1979) il grande storico che fu promotore, negli anni trenta del Novecento, delle prime mostre dedicate alla riscoperta della scuola pittorica bresciana, dal Quattrocento di Vincenzo Foppa all’Ottocento di Angelo Inganni passando per gli esempi di Girolamo Romanino, Alessandro Bonvicino il Moretto e Girolamo Savoldo.

Per 42 anni, dal 1957 al 1999 Luigi Lechi esercita la professione notarile a Montichiari maturando un forte legame affettivo con la comunità monteclarense, un legame che certo ha avuto grande parte nella scelta della pubblica donazione.

 

 
Piero e Luigi Lechi
 
Piero e Luigi Lechi
 


Il collezionismo come
tradizione di famiglia

Le appassionate ricerche storico-artistiche del padre e la celebre ma travagliata storia delle collezioni di famiglia contribuiscono a indirizzare il gusto e gli interessi del giovane Luigi Lechi.
Dal 1961 iniziano così le ricerche e gli acquisti antiquari che daranno forma a una collezione che privilegia la scuola lombarda dal Cinque al Settecento con un particolare occhio di riguardo verso i protagonisti e i comprimari della cosiddetta “pittura della realtà” ricca di notazioni realistiche sulla quotidianità sociale di cui Giacomo Ceruti fu tra i maggiori interpreti oltreché ritrattista della famiglia Lechi nella prima metà del Settecento.
La collezione Lechi conserva infatti ben 7 dipinti del grande pittore di “pitocchi”, tra i quali -oltre ai ritratti di Angelo e Maria Gertrude Lechi - spicca per importanza la donna che fa la calza, vero e proprio capolavoro databile intorno al 1730 e in origine facente parte del famoso “ciclo di Padernello” realizzato dal “Pitocchetto” per una committenza aristocratica bresciana ancora misteriosa.

       
 
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