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Il Castello Bonoris

 
 
   

Le prime testimonianze documentarie relative a un edificio fortificato sulla collina di San Pancrazio risalgono al 1107, quando Montichiari è già al centro del feudo rurale dei conti Longhi, economicamente autonomo e posto sulla direttrice tra Brescia e Mantova.
La rocca tuttavia, col passare dei secoli, dovendo assolvere ai semplici scopi difensivi della popolazione del borgo, è sottoposta a distruzioni e ricostruzioni, legate al susseguirsi delle guerre e all’insicurezza del territorio circostante. Solo intorno alla metà del XVII secolo, nel pieno del dominio veneziano e con la perdita dell’interesse strategico, l’area del castello risulta in quasi totale abbandono, divenendo spesso una comoda cava di pietre e materiali di costruzione.

Nel 1862 le prime immagini fotografiche del colle testimoniano la rovina e il crollo di buona parte delle mura la cui pericolosità spinge il Comune nel 1890 a vendere l’area.
A questo punto la storia del castello di Montichiari è inevitabilmente la storia del suo nuovo proprietario, Gaetano Bonoris (1861 -1923), nato da una ricca famiglia di origine mantovana, educato in Svizzera come molti altri esponenti dell’alta borghesia ottocentesca e divenuto presto l’unico erede di vasti possedimenti terrieri a Montichiari, efficacemente amministrati adottando gli sviluppi moderni dell’agricoltura. Ambizioso e intraprendente il giovane Bonoris ottiene ben presto, nel 1891, il titolo nobiliare, grazie alla vicinanza con la corte sabauda e ai sensibili meriti filantropici in favore dei più poveri. È con questo presupposto che il Conte Bonoris affronta dal 1890 la “ricostruzione” della rocca di Montichiari, nell’intento di farne la propria dimora e ricreare una personale idea di Medioevo tradotta in un’architettura fiabesca e

imponente, capace di rendere evidente a tutti il sogno romantico e neo-feudale del nuovo “Conte di Montichiari”. La ricostruzione del Castello in stile neogotico, inizialmente affidata all’architetto bresciano Antonio Tagliaferri, a seguito di alcuni dissapori, è condotta a termine dallo stesso Bonoris con l’aiuto di Carlo Melchiotti. Solo in questa seconda fase viene adottato come prototipo ideale il Borgo e la Rocca Medievali di Torino, costruiti nel 1884 in occasione dell’Esposizione Universale, e riproducenti nel loro insieme i più famosi esempi dell’architettura tre-quattrocentesca

 
Gaetano Bonoris
 
Gaetano Bonoris
 


piemontese e valdostana, come i castelli di Fenis o Issogne. L’interesse quasi ossessivo per tali modelli artistici, coinvolge anche gli interni del Castello. Bonoris procede dunque all’ingaggio dei medesimi artigiani, mobilieri e pittori che pochi anni prima avevano preso parte alla costruzione del Borgo neo-medioevale di Torino.

A Giuseppe Rollini spettano dunque le ricche decorazioni, realizzate ad affresco intorno al 1898-1900, tra cui spicca in qualità la cappella al piano terreno e la sala baronale al piano nobile, ripresa quest’ultima da quella del Castello della Manta presso Saluzzo.

Mentre per i mobili, intagliati come pezzi unici, i fratelli Arboletti di Torino si ispirano a modelli cinquecenteschi, conservati già dal 1862 nei musei del capoluogo piemontese. Il parco che circonda il castello è infine ripensato nel 1901, dal progetto di Giuseppe Roda, paesaggista torinese legato alla corte sabauda.

Nel 1996, dopo un periodo di relativo abbandono ed incongruo utilizzo, il Castello Bonoris è stato riacquistato dal Comune di Montichiari che ne ha avviato il difficile recupero.

       
 
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